Intervento Senato ddl Energia

Onorevoli colleghi,

nel 1987 decidemmo l’abbandono della tecnologia nucleare con la paura dei nuvoloni tossici del IV reattore di Chernobyl negli occhi. Tutti i paesi europei si spaventarono, noi fummo gli unici a compiere un salto all’indietro di trent’anni nascondendo in un cassetto le competenze acquisite. Un Paese moderno, seppur comprensibilmente preoccupato, non compie scelte fondamentali per il proprio futuro sulla base di una sensazione. Fa un’analisi costi/benefici e sceglie il bene della collettività. Una volta presa una decisione non si ferma davanti al primo corteo dei comitati di paese ed esercita la propria autorità con tutta la forza necessaria. Nell’interesse del maggior numero possibile di cittadini. Negli anni Ottanta le condizioni politiche erano differenti, e perdere le elezioni poteva ancora significare qualcosa in più di un avvicendamento tra maggioranza e opposizione.

Oggi non abbiamo scuse: o siamo in grado di prendere una decisione nell’interesse collettivo e di portarla avanti nonostante veti e malumori oppure andiamo a casa e aspettiamo il cambio di governo per dare la colpa a qualcun’altro. Sebbene infatti l’Italia abbia spento tutti i suoi impianti nucleari ed i Comuni abbiano fatto a gara a dichiararsi città denuclearizzate facendo bella mostra di simboletto e bandierina della pace, a meno di 200 km dal nostro confine sono attive ben 13 centrali straniere. Le nubi tossiche si muovono col vento e possono agevolmente attraversare le Alpi. Quindi la sicurezza del nostro Paese non è aumentata dopo il referendum del 1987, è solo stata posta sotto il controllo di Paesi stranieri! Alleati, ma pur sempre stranieri. L’85% del nostro fabbisogno viene soddisfatto grazie alle importazioni dall’estero, che sia gas trasportato via nave, petrolio o energia elettrica prodotta da impianti nucleari francesi poco importa. Senza le importazioni dall’estero non saremmo in grado di accendere nemmeno una lampadina contemporaneamente in tutte le città italiane.

Resta un dubbio: perché dovremmo comprare energia dalle centrali atomiche francesi a due passi dai nostri confini e non produrla da noi? Perché dobbiamo dipendere dai nostri vicini? È stata sufficiente la caduta di un albero in svizzera per generare il black out nella penisola. In Giappone nonostante il terremoto di livello 8 della scala Richter le centrali nucleari non hanno smesso neanche per un secondo di produrre ed erogare energia elettrica. Quando non cadono gli alberi dobbiamo sperare che Russia ed Ucraina appianino le loro divergenze diplomatiche senza chiudere i rubinetti del gas per non dover tenere spenti i termosifoni durante l’inverno. Oppure siamo costretti ad arricchire i produttori dell’Opec non tutti proprio ben disposti nei confronti del mondo occidentale e men che mai tolleranti nei confronti del dissenso interno. È un bel paradosso, ma la nostra democrazia per continuare ad esistere ha bisogno di appoggiare alcuni tra i capi di Stato meno democratici del mondo. Diversificare le fonti di approvvigionamento non basterà: questa strada è stata già tentata ma le riserve di petrolio sono sempre scarse e concentrate in aree molto lontane dalla nostra influenza.

Non lasciamoci ingannare dalle attuali quotazioni del petrolio. Gli analisti concordano nel ritenere che passata la crisi internazionale, forse già dal 2010 il prezzo del petrolio tornerà a salire consistentemente, probabilmente non fino a raggiungere i 100 dollari al barile, ma almeno fino a 70 – 80 dollari. Una seria analisti costi/benefici deve prendere in esame le quotazioni dei prossimi trent’anni (se possibile) per capire la convenienza o meno della costruzione di nuove centrali nucleari. Le energie rinnovabili non sono la soluzione. È necessario che qualcuno lo dica senza ipocrisia: il sole, il vento e l’acqua sono beni preziosi che Dio ci ha dato, ma non bastano a tenere accesi i nostri elettrodomestici e in attività le fabbriche.

L’orientamento del Governo è quello di arrivare al 25% di energia elettrica prodotta attraverso le rinnovabili. Mi sembra un obiettivo equilibrato e concreto, anche se l’idroelettrico è già ampiamente sfruttato e l’eolico porta con sé – a mio avviso – una forte controindicazione: deturpa il paesaggio. Siamo sicuri di non preferire una centrale nucleare in una valle a mille pale eoliche sparpagliate tra i picchi più belli della penisola? Chi sostiene che sia possibile puntare tutto sulle energie rinnovabili dovrebbe anche spiegare agli italiani come consumare un quarto dell’energia che consuma oggi senza rinunciare ad andare a lavoro o a tenere il riscaldamento acceso. Oltre al fatto che con l’attuale metodo di produzione di energia elettrica si genera il 27% delle emissioni di Co2 ed il protocollo di Kyoto prevede salate sanzioni per chi non le limita in tempi rapidi, bisogna ricordare che fino ad oggi le imprese ed i cittadini italiani hanno pagato bollette più care del 30% rispetto alla media europea: 11,66 euro per 100 kw/h (kilowatt ora)contro i 7,72 degli inglesi o i 5 euro dei francesi.

I ritardi, i veti, le paure hanno un costo! Per questo apprezzo che nel testo in esame siano indicati la semplificazione delle procedure di autorizzazione per le reti nazionali di trasporto dell’energia, lo snellimento della procedura unica per il rilascio dell’autorizzazione per la costruzione dei rigassificatori ed il tentativo di contenere l’incidenza dei ricorsi al Tar che hanno sempre fatto lievitare tempi e costi delle grandi opere in Italia.Adesso tocca al Governo localizzare nel territorio nazionale gli impianti di produzione elettrica nucleare e di stoccaggio dei rifiuti radioattivi. Non sarà facile. Abbiamo già avuto un assaggio di quanto potrà accadere con le dimostrazioni contro la Tav, il passante di Mestre, il ponte sullo stretto e lo stoccaggio delle scorie. Dovunque verranno posizionate le centrali vi saranno proteste! Ascoltiamole finché possibile dopo di che sarà necessario imporre una decisione oppure ripiegare (di nuovo) con la coda tra le gambe continuando a lamentarci degli alti costi dell’energia e della dipendenza dall’Opec.

 

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