Intervento Senato sul Bilancio

Onorevoli colleghi,

alle volte ho la sensazione che qualunque parola pronunciata in quest’Aula non possa cambiare di una virgola il testo di una legge, le opinioni di chi sta ascoltando e men che mai il comune sentire di chi ci ha mandato su questi banchi per cinque anni. Ho la sgradevole sensazione di non riuscire non solo a fermare, ma neanche ad afferrare in pieno, ciò che sta montando fuori da queste mura.

Già da qualche anno in Italia è nato un movimento dai confini indefiniti ( un sentimento, forse più che un movimento) di antipolitica, che fa dell’attacco, anche volgare e violento, alla “casta” il suo cuore pulsante. Non sono incline a dietrologie sulla nascita di questi gruppi e gruppetti. Certo è che qualche illustre collega si è impegnato non poco a cavalcare tali sentimenti ottenendo visibilità e voti. È strano ….. eppure negli anni questi banchi hanno accolto un numero sempre crescente di feroci critici del Parlamento, dei partiti, dei politici, della “casta”. Più criticano e più trovano posto. I politologi lo chiamano “voto di protesta” io non credo di poter pronunciare in quest’Aula il termine che mi sembra più appropriato …..

Si è creato un enorme pentolone nel quale si butta dentro un po’ di tutto: politici criminali! Partiti uguale mafia! È l’Uomo qualunque del dopoguerra, è la retorica fascistoide contro l’italietta dei partiti, non è nulla di nuovo. È un sentimento di rabbia e frustrazione che in questo momento di crisi attraversa il Paese. Una precisazione, per crisi non intendo la crisi finanziaria precipitata dopo il fallimento di Lehman Brothers, bensì la strutturale crisi italiana che costringe il Paese ad una crescita modesta persino nei periodi di boom, che costringe i nostri lavoratori a ricevere stipendi greci pagando prezzi tedeschi. È una crisi che dipende dalla struttura del nostro sistema produttivo, dall’enorme debito pubblico che ci impedisce di fare manovre anti cicliche e… perché no? … anche dal nostro sistema istituzionale: troppo rigido, fragile e mastodontico per poter prendere le dolorose decisioni necessarie per riformare il Paese.

Questa crisi deve avere uno sbocco. Tutta questa rabbia deve esser incanalata contro qualcuno o qualcosa. Oggi è il turno dei politici. Bene. Oggi – a quanto pare - i banditi siamo noi. Questo gioco del “sotto a chi tocca” non mi ha mai appassionato. La caccia al capro espiatorio ha quel retrogusto sovietico, illiberale a tratti pericoloso. Mi dispiace deludere gli specialisti dell’attacco alla “casta”, ma io non mi sento una criminale, non sto rubando lo stipendio. Quando tutto è mafia la mafia non esiste più. Quanto tutto è sporco non c’è che ombra, non c’è che marciume. E soprattutto quando si alzano questi polveroni, queste nebbie che avvolgono il palazzo scompaiono i veri problemi del Paese, che sono la disoccupazione al 10%, gli stipendi più bassi d’Europa, l’emergenza abitativa, l’immigrazione a dir poco fuori controllo. Se i mezzi di informazione avessero dedicato a questi temi il 10% del tempo passato a disquisire dei parrucchieri del Senato, o degli affari privati del presidente del Consiglio, credo che i cittadini potrebbero capire meglio quale strada imboccare per uscire dalla crisi.

Qualcuno davvero pensa che abolire il Senato o dimezzare i senatori risolva i problemi del Paese? Qualcuno davvero, non per retorica, non per calcolo politico, non per ruffianeria, pensa che l’Italia si risolleverà quando i parlamentari non potranno più usufruire del barbiere di palazzo? Lo so che è facile attaccare queste spese. Me ne rendo conto. Basta andare da un’anziana in difficoltà e aizzarla contro chi riceve un lauto stipendio. È facile. Un po’ come spingere i marinai contro il capitano. Ma mentre si litiga, mentre ci si azzuffa …. la barca affonda.

Oggi è in discussione il bilancio del Senato, e prevedo già polemiche ed ogni tipo di attacco. Indipendentemente dalle cifre scritte in questo testo gli strali non mancheranno. Se si esclude la spesa una tantum dei 7 milioni di euro versati come assegno di solidarietà di fine mandato agli ex Senatori il bilancio è aumentato appena dello 0,66% rispetto al 2007, ben al di sotto dell’inflazione. Sembra opportuno continuare sulla scia del contenimento dei costi, non tanto per far cessare le critiche (anche perché non dipendono dai numeri) bensì perché l’intero bilancio dello Stato ha subito un ridimensionamento. Ritengo giusto che il meccanismo di adeguamento dell’indennità parlamentare al trattamento economico dei magistrati sia stato bloccato, e non sento alcuna mancanza dei rimborsi delle spese sostenute per i viaggi di studio all’estero.

Se tutto il Paese deve fare dei sacrifici è giusto che anche il Senato faccia i suoi. Ciò che non è giusto e non accetterò come senatrice e come cittadina è un attacco generico, volgare, inconcludente all’istituzione del Senato della Repubblica.

Se vogliamo davvero evitare uno scollamento tra cittadini e politica possiamo anche rinunciare al parrucchiere e alle auto blu (che io tra l’altro non ho) ma soprattutto dobbiamo fare due cose: tornare alle preferenze in modo che ognuno possa scegliere da chi farsi rappresentare, ed abolire il bicameralismo perfetto che produce solo lentezze e duplicazioni.

 

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