| Intervento Senato sul ddl testamento biologico |
|
Onorevoli colleghi, l’argomento che stiamo affrontando merita parole e toni pacati. Nutro il massimo rispetto per tutte le posizioni che sono state espresse in quest’Aula e sulla stampa in occasione delle morte di Eluana Englaro. Non me la sento di giudicare o di puntare il dito contro quanti hanno scelto di lasciar morire Eluana, né contro i magistrati né contro i familiari che sono comunque passati attraverso anni di sofferenza, né contro chi ha materialmente messo fine alla vita di Eluana. Ognuno ha preso delle decisioni in base ai propri principi, rispondendo alla propria coscienza, credendo di fare il bene di una persona non più in grado di intendere e di volere. Ho forti dubbi che il bene di Eluana fosse la sua morte e mi permetto di manifestarli con la massima umiltà ed il rispetto necessari di fronte a tanto dolore. Premesso ciò, credo sia arrivato il momento di stabilire dei principi generali attraverso una legge che affronti il tema del “fine vita”, o del testamento biologico, in modo organico. Se c’è almeno una cosa sulla quale dovremmo essere tutti d’accordo è che il caso Englaro ha reso palese come certe decisioni non possono essere prese da un singolo medico o da un giudice in base a qualche regolamento di una commissione tecnica. Serve una legge dello Stato che valga per tutte le persone che si trovano in condizione di “fine vita”. Non intervenire su questo argomento comporterebbe due conseguenze: lasciare nel limbo centinaia di altre persone che si trovano in coma vegetativo e delegare le decisioni sulle loro vite a singoli medici o - peggio ancora – a carte bollate, ricorsi, appelli e sentenze di Cassazione. Ecco, questa ambiguità, questa nebbia, (la stessa nebbia che ha portato alla morte di Eluana mediante sentenza), deve essere spazzata via il prima possibile in quest’Aula attraverso una legge chiara ed esaustiva. La legge che voteremo dovrà interpretare e concretizzare il sacrosanto principio del consenso informato del paziente. Come stabilito dalla convenzione di Oviedo, dalla Carta dei diritti fondamentali dell’Unione Europea e dalla nostra Costituzione, qualsiasi intervento in ambio sanitario deve essere effettuato solo dopo che il paziente ha dato il suo consenso libero e informato. Il testo elaborato dalla Commissione specifica che il medico deve fornire informazioni circa diagnosi, prognosi, scopo e natura del trattamento sanitario e ha l’obbligo di informare circa le possibili conseguenze del rifiuto del trattamento. Il testo ribadisce in modo inequivocabile il diritto del paziente di rifiutare il trattamento. Quindi il principio del consenso informato e quello della possibilità di rifiutare le cure sono entrambi ampiamente rispettati. Il punto è: come si fa ad avere il consenso ad un trattamento medico da una persona in coma vegetativo? Chi può scegliere per una donna costretta al letto da 17 anni senza la possibilità di comunicare con l’esterno? Con la sentenza del 16 ottobre 2007 la Cassazione ha stabilito la possibilità di “accogliere l’istanza del tutore per la disattivazione dell’alimentazione artificiale tramite sondino”, in altre parole i giudici hanno dato il via libera alla morte di Eluana per fame e sete subordinando tale triste fine alla verifica della “effettiva volontà” di Eluana di non voler continuare a vivere in quello stato. Ed i giudici hanno ritenuto di verificare tale volontà attraverso frasi e conversazioni riportate da terzi. La Cassazione e la Corte d’appello si sono sostituite al legislatore e – a mio avviso - hanno commesso un grave errore decretando la morte di una ragazza che da 17 anni non aveva più il diritto di parlare, di muoversi, di ribellarsi, e a quanto pare nemmeno quello di continuare a vivere. Nessuno, a mio avviso, aveva il diritto di sostituirsi ad Eluana. Attraverso la Dichiarazione Anticipata di Trattamento evitiamo che si ripetano casi analoghi, tutti i cittadini potranno esprimere la propria opinione in merito alle cure sanitarie in previsione di un’eventuale futura perdita della capacità di intendere e di volere. Il desiderio di una persona di non essere curata o di continuare a vivere non sarà più dedotto dai giudici, ma semplicemente letto su un archivio digitale istituito presso il ministero. Il testo votato in Commissione fa salva la possibilità del dichiarante di rinunciare ad alcune forme di trattamento sanitario ritenute sproporzionate, futili, sperimentali o altamente invalidanti. Il principio dell’autodeterminazione della persona non è a mio avviso intaccato dal divieto di far rientrare nella dichiarazione anticipata di trattamento l’idratazione e la nutrizione. Bere e mangiare non sono infatti trattamenti sproporzionati né sperimentali; come stabilito dalla convenzione delle Nazioni Unite del 2006 e dal comitato nazionale di bioetica nel 2005 la nutrizione e l’idratazione devono essere considerate “forme di sostegno vitali”, ed in quanto tali sono dovute eticamente, deontologicamente e giuridicamente, e non possono dipendere da alcuna dichiarazione anticipata. Il testo rappresenta un punto di equilibrio tra il principio dell’autodeterminazione e la sacralità della vita. Vieta espressamente l’eutanasia ed ogni forma di assistenza al suicidio ed al tempo stesso obbliga il medico ad astenersi da trattamenti “straordinari non proporzionati” vietando dunque l’accanimento terapeutico. Aprire degli spiragli all’eutanasia o ad altre forme più o meno mascherate di suicidio assistito sarebbe un imperdonabile errore. Se passa oggi il principio che quando un corpo non è più efficiente, non riesce a fare le scale o a scendere dal letto, la vita non ha più senso e si può interrompere tranquillamente con un’iniezione o, peggio ancora, la si può spegnere privando il corpo del cibo e dell’acqua … Ecco … se passa l’idea di una società a misura di giovani, efficienti, in perfette condizioni fisiche, nella quale si può magari scegliere il colore degli occhi dei figli o la data esatta della propria morte……Proviamo a pensare che cosa succederà tra 30 - 40 anni nel nostro Paese, quando gli anziani saranno la maggioranza. Quanto ci metteremo ad arrivare al pensiero che di tutti questi vecchi non c’è più bisogno? Che se ne può fare a meno … che queste vite in fondo sono solo corpi, organi non più funzionanti? Se noi stabiliamo oggi che la vita non è più sacra, e trasformiamo le persone in corpi quanto tempo passerà prima di spingere il nostro pensiero qualche metro più in là? Il testo proposto dalla Commissione pone dei punti fermi. Certo, l’equilibrio andrà ricercato caso per caso, paziente per paziente, la proporzionalità della cura ha infatti dei confini non facilmente definibili, ma la legge predisposta dalla Commissione è un buon compromesso, un testo chiaro che potrebbe mettere fine a quel vuoto legislativo che ha portato alla morte di Eluana. |





