| Addio ad Antonio Giolitti, uno dei padri della nostra Repubblica |
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Roma, 8 febbraio 2010 -
Cordoglio per la scomparsa di Giolitti è stato espresso dalle massime cariche dello Stato. ''Ha lasciato l'impronta di una personalità di eccezionale levatura culturale e morale nella vita politica e nell'attività di "Partecipo con profonda commozione al dolore dei familiari e al più vasto cordoglio per la scomparsa di Antonio Giolitti. Deputato all'Assemblea Costituente, parlamentare per numerose legislature, ministro della Repubblica, membro italiano della Commissione Europea per due mandati'', sottolinea il capo dello Stato. ''La sua finezza intellettuale, la sua coerenza e la sua dirittura - rimarca il Quirinale - sempre accompagnate da rara sobrietà e discrezione, sono state per me personalmente fonte di ispirazione e hanno nutrito una sempre più schietta amicizia tra noi. Le istituzioni della Repubblica - conclude Napolitano - rendono ad Antonio Giolitti rispettoso e riconoscente omaggio". ''Profondo cordoglio per la scomparsa di un protagonista di molti decenni di storia italiana", esprime anche il presidente del Senato Renato Schifani. "Dalla militanza antifascista alla Liberazione - sottolinea la seconda carica dello Stato - dalla partecipazione alla Costituente ai numerosi incarichi di governo, nazionale e sovranazionale, e alla lunga attività parlamentare, conclusasi nel 1992 con la X Legislatura in Senato, Giolitti ha rappresentato per il Paese un esempio altissimo di valore umano e civile''. La figura di Giolitti è quella di uno dei "principali protagonisti della storia italiana", scrive in un telegramma alla famiglia Giolitti il presidente della Camera Gianfranco Fini. "Tra i primi ispiratori della programmazione economica - ricorda la terza carica delo Stato - espresse sempre nel corso della sua lunga attività politica, fondata sulla cultura riformista, un coerente e appassionato impegno per il consolidamento della democrazia del nostro Paese". Un gentiluomo ''senza tetto'' a sinistra, è stato definito Giolitti, morto alla vigilia dei 95 anni, protagonista politico di primo piano dei primi decenni della vita repubblicana, esponente di spicco prima del Pci di Palmiro Togliatti, da cui uscì clamorosamente nel 1957 dopo l'VIII congresso seguito ai fatti di Ungheria, e poi del Psi di Pietro Nenni, per il quale svolse il ruolo di ministro del Bilancio nei primi governi di centrosinistra, capeggiando quelle ''riforme di struttura'' che assunsero il nome, grazie a lui, di ''programmazione economica'' durante il boom degli anni Sessanta. Dopo aver rifiutato pubblicamente la fede marxista per abbracciare il New Deal e l'economia di Keynes, Giolitti fu poi commissario europeo dal 1977 al 1985, lo stesso anno in cui, con Bettino Craxi ormai ''padrone assoluto'' del partito, ruppe clamorosamente con il Psi, sbattendo la porta e denunciando il tradimento degli ideali socialisti. Accettò così di appartenere a quella sinistra ''impaziente e insoddisfatta'', come Giolitti ebbe a dire, candidandosi nel 1987 come indipendente nelle liste del Pci in quella che allora si chiamava la Sinistra indipendente, restando in carica per cinque anni e chiudendo a 77 anni la sua intensa carriera politica attiva. L'intellettuale che giovanissimo lavorò per la casa editrice Einaudi si era trovato suo malgrado ''a fare politica per colpa della Resistenza'', esordendo drammaticamente come partigiano al fianco del comunista Giancarlo Pajetta. Ormai silente e osservatore distaccato delle vicende politiche, nel 2006, in occasione dell'anniversario dei fatti di Ungheria, Antonio Giolitti ha ricevuto l'omaggio del presidente della Repubblica Napolitano il quale, recandosi personalmente nella sua abitazione romana, ha riconosciuto che cinquant'anni prima la ragione stava dalla sua parte. Giolitti aveva infatti aderito al ''Manifesto dei 101'', la lettera firmata dagli intellettuali comunisti per protestare contro il sostegno del Pci all'invasione dell'Ungheria da parte delle truppe sovietiche. Risale al 1992 il testamento politico di Giolitti, quando pubblica ''Lettere a Marta'' (Il Mulino), un volume autobiografico di riflessioni e ricordi personali indirizzato alla nipote. Era stata Marta infatti a sollecitarlo a scrivere le sue memorie, per mettere nero su bianco ''una ricerca e una verifica delle circostanze e dei motivi che hanno sospinto uno come me e forse tanti altri miei simili all'impegno nella politica, e a perseverarvi''. Da qui la domanda: perchè la sinistra in Italia non ha mai governato in quanto tale? Cioè con un suo programma, con una sua carica trasformatrice, lasciando un suo segno nel paese? Giolitti pensava di essere una delle figure capaci di dare una risposta convincente. Per una ragione semplicissima: aveva la credibilità che gli derivava dall'essere stato uno dei pochissimi ''uomini di governo'' che la sinistra italiana aveva avuto. Fonte: Adnkronos |

governo'', afferma il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio inviato alla famiglia di Giolitti.





